La matematica della bellezza

Passeggiamo in città sotto il sole caldo dei primi giorni di settembre: è domenica, poche auto per strada, poca confusione. Ci allontaniamo di poche centinaia di metri rispetto al nostro percorso consueto e ci troviamo subito in un ambiente che non conosciamo. Le case sono vecchie, alcune disabitate; alcuni gruppi familiari sono impegnati al barbecue, i bambini giocano, scalzi, a petto nudo e con i jeans lunghi.

Camminiamo ancora qualche minuto dirigendosi verso alcuni alberi. Subito il paesaggio cambia e l’asfalto cede il passo al verde, a giardini ben curati e innaffiati.

A Cleveland amano la natura e decorano la città con centinaia di aiuole, fiori, piante e arredi urbani. Nel momento in cui si entra in questi giardini, o piccoli parchi, la mente si calma e il piacere ti abbraccia con il suo tepore tiepido. È spontaneo fermarsi, respirare con calma e profondamente, socchiudere gli occhi e concentrarsi sulla serenità che gli alberi riescono ad infondere.

Mio figlio sospira, è giovane e vorrebbe camminare più in fretta. Io scatto foto e mi diverto a fissare nella memoria digitale della mia fotocamera angoli, spazi, frammenti di questi ambienti. Le chiome degli alberi sono sempre in competizione con le nuvole che seguono in cielo i loro invisibili percorsi. Qualcuno ha lanciato un paio di scarpe sui fili della luce e ora rompono la monotonia di uno spazio di cielo vuoto e deserto. I fili d’erba sono riuniti in assemblea e misurano le loro gradazioni di verde con quelle delle foglie dei rami.

Uno scorcio di Cina ci appare dietro l’angolo: una grande statua di un Confucio imponente e serio, dietro una balaustra di gesso bianco e due dragoni che lo scortano minacciosi. A fianco due vecchie panchine di legno ci suggeriscono di chiudere gli occhi per qualche minuto in silenziosa meditazione. Il respiro si calma ed il corpo si rilassa; la mente si concentra in un punto e piano piano senti quanto il mondo, l’intero pianeta rifletta la pace e l’armonia dell’intero universo. Tutto gira intorno ad un nucleo: gli elettroni, pianeti e satelliti intorno ai loro soli, le galassie hanno il loro centro intorno al quale danzare, l’essere umano fa parte di questo universale movimento intorno al proprio nucleo. Il mio io e tutto quello che lo circonda sono un’unica realtà in armonia con se stessa e l’intera creazione.

Il mio piccolo io si immerge completamente in questo grande movimento collettivo, serenamente e pacificamente. Mi sento in pace e a mio agio, concentrato ancora sulla mia inspirazione ed espirazione. Nonostante la sofferenza e le tante contraddizioni che colpiscono con violenza la nostra società tutto vibra con un grande senso d’amore, tutto intorno esiste solo uno strano senso di positività, un delicato filo a cui sorreggersi, un suono di violoncello che vibra a lungo e ti avvolge con i suoi profondi armonici.

Sento mio figlio alzarsi e anch’io mi muovo. Ma faccio pochi passi e delle aiuole mi invitano ad avvicinarmi e contemplare la matematica bellezza dei fiori. Forme geometriche, ripetizioni di colori e sfumature, un nucleo da circondare in diversi modi, disegni di spirali, frattali variopinti. Temi musicali da ripetere con infinite variazioni, il suono del clavicembalo impegnato nell’esecuzione delle variazioni di Goldberg di Bach.

Mi avvicino ai fiori e preparo la mia fotocamera nella funzione di macro. Rubo il più possibile angoli e prospettive di petali, foglie, gambi, colori. Rubo la bellezza della natura e la faccio mia; lascio che la mia mente si ubriachi di bellezza; diventi bellezza e si riempia di vibrazioni piacevoli e sottili.

Questa sera guardo le foto e ascolto in cuffia un kiirtan tranquillo e dolcissimo. Love is all there is, suggerisce la cantilena. E la mente si riempie nuovamente del piacevole ricordo che tutto intorno a noi esiste solo il suono, il colore e la presenza di un nucleo d’amore nel quale immergersi completamente.

“Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

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